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Il cloruro di sodio, che dà sapore alle nostre pietanze, è anche un pericoloso fattore di rischio per l’ipertensione.
Dall’America arrivano segnali di forte preoccupazione per un sale al quale è difficile rinunciare. Il sindaco di New York, qualche mese fa, ha già preso drastici provvedimenti per diminuire l’NaCl negli alimenti preparati industrialmente, invitando anche massaie e cuochi a fare altrettanto. Il motivo di questa decisione è che il cloruro di sodio appare come il preoccupante responsabile non solo dell’ipertensione, ma anche di tutte le patologie ad esso correlate.
Il politico americano va lodato per questa sua iniziativa e di sicuro “noi” della dieta mediterranea dovremmo adottarla, ma vanno considerati, a onor del vero, due aspetti. Il primo è che negli USA e nelle grandi metropoli in particolare si mangiano quasi esclusivamente cibi industriali precotti o nei fast food, dove l’uso del sale e dei glutammati è esagerato; ciò comporta un consumo medio di sale intorno ai 14,5 grammi effettivamente ben aldilà di qualsiasi norma igienica.
Il secondo aspetto rileva che non è da considerare tassativo l’incremento pressorio causato da un eccesso di sale alimentare. Si è parlato solo di soggetti geneticamente predisposti, quindi non tutti, stando allo studio, dovremmo lamentare ipertensione da eccesso alimentare di NaCl.
Di fatto, però, prendiamo atto che tutte quelle Comunità che hanno accettato di dimezzare l’apporto di NaCl e dei glutammati ne hanno tratto benefici, e questo in qualche modo deve convincerci a un comportamento più salutare.
Non dimentichiamo poi che il sodio è un elemento ampiamente presente nei liquidi extra cellulari e presiede a funzioni vitali quali: la pressione osmotica, il potenziale di membrana e altro, ma una sua carenza non deve preoccupare, perché con la normale dieta il suo fabbisogno è sufficientemente soddisfatto.

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